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«Inceneritore,
terza linea fuorilegge»
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Gli ambientalisti:«Mistificazione
da Comune e Asm»
«La terza linea
dell’inceneritore non solo è oggetto di mistificazione da parte
di Comune e Asm, ma è fuorilegge». La denuncia viene dagli
ambientalisti bresciani, il riferimento è a una serie di atti
istituzionali sui quali i rappresentanti dell’associazione
Cittadini per il riciclaggio e del Comitato Ambiente Città di
Brescia si sono soffermati ieri, nel corso di una conferenza
stampa.
Si tratta dello stop da parte dell’Amministrazione provinciale
all’importazione di rifiuti da fuori provincia, del pronunciamento
della Regione secondo cui - riferiscono gli ambientalisti - «la
terza linea necessitava dell’autorizzazione ordinaria (anziché di
procedure semplificate) e della Valutazione dell’impatto
ambientale prima dell’inizio dei lavori»; e di una concessione
edilizia - «ottenuta in tempi record (11 giorni lavorativi) nel
marzo del 2000, quando nessuno parlava di terza linea» - che
stabilisce che «prima della realizzazione l’opera dovrà ottenere
le autorizzazioni regionali del caso».
Quanto alla mistificazione, gli ambientalisti (Marino Ruzzenenti,
Celestino Panizza, Ezio Garibaldi ed Enrico Zecca dei Cittadini per
il riciclaggio, Luigi Tosetti e Josè Savoldi del Comitato Ambiente
Città di Brescia) puntano l’indice sulla delibera della Giunta
comunale del 30 gennaio 2002, a proposito dell’esclusività
dell’alimentazione a biomasse della nuova linea: «un imbroglio»,
perché «nessuno dei rifiuti indicati è veramente biomassa per la
legge italiana», mentre rientrerebbe tra i «rifiuti speciali di
origine industriale, intrisi di sostanze tossiche».
Le biomasse, sottolinea Ruzzenenti, «non sono mai entrate
nell’inceneritore, e mai entreranno per il semplice motivo che
sono costose». Al contrario, continuano gli ambientalisti, «nell’inceneritore
di Brescia per il 90% si brucia pulper di cartiera, costituito da
porcherie di ogni tipo: plastiche, metalli e cloro». A questo
punto, annuncia Panizza, «chiediamo al Comune se voglia essere
annoverato tra chi accetta i condoni degli abusi o se invece intenda
smarcarsi da questo meccanismo».
Da parte loro, gli ambientalisti - la cui battaglia contro la terza
linea non è una novità - hanno scritto alla Regione, alla
Provincia e al Comune ricostruendo l’intera vicenda anche dal
punto di vista legale e «richiamandoli alle loro responsabilità».
In particolare, le richieste sono quelle di sanzionare l’Asm,
chiudere il cantiere della terza linea (che dovrebbe partire
all’inizio dell’anno prossimo) e porre fine all’importazione
dei rifiuti. Nel frattempo, procede l’istruttoria aperta circa un
anno fa all’Unione Europea su ricorso degli stessi ambientalisti
bresciani.
«Anche all’Ue chiediamo di sanzionare l’Asm - spiegano -. E
siamo certi che ciò avverrà: c’è il precedente
dell’inceneritore di Dalmine che tra l’altro è meno di un terzo
di quello bresciano». E, a proposito di dimensioni, gli
ambientalisti insistono su un punto: «Quando si parla di terza
linea, non ci si riferisce a un terzo binario, ma a un terzo
inceneritore, ovvero a 250mila tonnellate di rifiuti reali in più
(tanti sono quelli destinati a ogni linea)». Il dossier degli
ambientalisti contiene anche «i numeri per dire che
l’inceneritore inquina: i punti critici sono Pcb, diossina e
polveri fini».
Al riguardo, «chiediamo che i limiti siano rivisti: quelli del Pcb
sono ormai irragionevoli e per alcuni inquinanti, come
l’ammoniaca, non sono nemmeno fissati». Ma non è tutto. Gli
ambientalisti sostengono che la questione debba essere affrontata in
Consiglio comunale, «sede nella quale non è mai stata discussa».
«Sul piano politico - osservano - bisogna azzerare tutto e, per la
prima volta, aprire un dibattito pubblico», anche con l’obiettivo
di sensibilizzare l’opinione pubblica.
Tra ciò che, sempre ad avviso degli ambientalisti, i cittadini
devono sapere, c’è il dato secondo cui «si bruciano rifiuti per
tre milione di abitanti a fronte di 185mila effettivi». Per
arrivare fino alla gente, gli ambientalisti hanno stampato un
volantino sotto forma di «card» nella quale dicono «No terza
linea» e, sul retro, parlano della «bufala delle "biomasse"».
È stato infine chiesto direttamente alla Sesta circoscrizione di
organizzare un incontro: quell’incontro - concludono - «che il
Comune ha rifiutato di promuovere per ben tre volte».
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Fonte:
Giornale di Brescia
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