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L'uso
e il riuso degli oggetti quotidiani dei giovani brasiliani del
gruppo «notechdesign»
A
Roma, da ieri fino al 2 ottobre - presso le Sale Espositive Centro
Studi Brasiliani dell'ambasciata del Brasile (piazza Navona 14) - il
«design del riuso» in una mostra e un workshop. Si tratta della
selezione degli oggetti di uso comune riciclati e riutilizzati con
molta ironia e creatività da un giovane gruppo di designer
brasiliani, allievi dei fratelli Humberto e Fernando Campana.
Si tratta di esercizi di ideazione, progettazione e realizzazione
che combinano materiali recuperati che consentono di sperimentare
una dimensione del fare che prevede sconfinamenti tra arte e design,
tra abilità tecnica e libera creatività. Schivando il pericolo del
politicamente corretto ma avendo ben presente l'urgenza dell'ecosostenibilità
degli oggetti e senza mai rinunciare alla loro funzionalità. Il
gruppo degli 11 giovani designer è quello dei «notechdesign» che
lavorano a San Paolo.
Carla Tennembaum, Carol Pereyra Gay, Christina Janstein, Fabio
D'Elia, Guto Neves, Leonardo Ceolin, Mariana Dupas, Nazareth
Pinheiro, Rosa Berger, Tete Knecht, Thais Stoklos Kignel - questi i
loro nomi - hanno una formazione eterogenea e percorsi individuali
diversi - si va dalla moda all'architettura, dal graphic design
all'urbanistica, dalla creazione di gioielli alla progettazione
industriale - poi confluiti nella costruzione del gruppo dopo
l''esperienza collettiva sulla «Costrução do Objecto»
organizzato e tenuto dai fratelli Campana dal 1999 fino al
2000.
E con un esordio segnato da una mostra collettiva finale. Un lavoro
concettuale e sperimentale sull'uso e il riuso degli oggetti, sui
materiali e sulla loro valenza estetica e funzionale che si
trasforma in un viaggio e una riflessione sul senso del design e sul
processo creativo con una particolare sensibilità verso temi di
scottante attualità come la sostenibilità ambientale e sociale, il
rapporto tra locale e globale, i rapporti tra arte e
industria.
Con l'idea comune che creatività e tecnologia non vanno di pari
passo e che la creatività deve mantenere una condizione di
autonomia rispetto alla produzione industriale. Lo dimostrano le
loro collezioni di oggetti ora visibili anche a Roma: tubi di
plastica, spazzolini, pneumatici, cartoni, trasformati in vasi,
fruttiere, pezzi unici a marchio «notech» spesso molto simili a
sculture. Oltre alla mostra, da ieri fino a sabato, si svolge anche
un workshop per gli studenti della facoltà di disegno industriale
sul «paper design», ovvero del fare creativo con carta e cartone.
Insegnanti: i fratelli Campana, Masayo Ave, i Notech, Marco Giunta.
Per ulteriori informazioni: www.notechdesign.com.br; www.disegnoindustriale.net.
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Fonte:
Il Manifesto
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